PROCESSO BREVE. RIMEDIO CHE PUO’ UCCIDERE LA GIUSTIZIA

Signori, sveglia la minaccia è concreta, in nome di un giusto principio ovvero la ragionevole durata dei processi  ci troviamo al Senato un disegno di legge che vuole decretare la fine della giustizia.

 In soli 3 articoli si ha la presunzione di risolvere l’annoso problema della lungaggine dei processi, stabilendo l’estinzione di quelli non definiti entro il termine di due anni. Tralasciamo dettagli e tecnicismi giuridici relativi ai limiti edittali delle pene e alle eccezioni alla suddetta normativa che si vorrebbe approvare, perché quello che conta è l’irragionevolezza del provvedimento legislativo che non si preoccupa più della corretta amministrazione della giustizia da parte dello Stato, bensì mira ad amministrare sommariamente la giustizia attraverso processi che nascono con la condizione che se non verranno conclusi entro il termine imposto dalla legge ovvero nei due anni, saranno estinti nonostante che l’imputato sia colpevole e meritevole della giusta condanna.

Il provvedimento insomma non individua le cause che hanno portato l’attuale sistema giustizia ad ammalarsi così gravemente ne a trovare cure efficaci per risanarlo ma si preoccupa solamente di sbarazzarsi con l’istituto dell’estinzione del processo scaduto nei termini.

Se venisse applicato lo stesso criterio nel mondo della sanità avremo che il malato che non guarisce entro un determinato tempo dovrà essere lasciato morire senza più alcuna cura.

Vigendo una legge del genere il truffato (parte offesa) che non dovesse ottenere una sentenza definitiva di condanna nei termini imposti di due anni per ciascun grado di giudizio, a carico del truffatore (imputato), oltre al danno patito dovrà subirne anche le “beffe”.

E’ chiaro che un simile provvedimento nasconde (neanche troppo) motivazioni di altro genere che sarà bene per tutti vengano affrontate e risolte per evitare l’imbarbarimento della società italiana.

CATONE

Una risposta a PROCESSO BREVE. RIMEDIO CHE PUO’ UCCIDERE LA GIUSTIZIA

  1. Alex scrive:

    Amici, leggete questa asca, sintetizza da molti punti di vista il livello del personale politico della maggioranza. Ma che dialogo, ma di quali diritti civili o riforme vogliamo parlare!

    GIUSTIZIA: COTA, CLANDESTINI PERICOLOSI COME TERRORISTI O MAFIOSI

    (ASCA) – Torino, 13 nov – Il reato di clandestinita’ ha la stessa pericolosita’ di quelli di mafia o di terrorismo. E’ quanto sostiene il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota, difendendo la scelta di inserire anche questo reato tra quelli esclusi dai termini brevi di estinzione del procedimento nel disegno di legge presentato alla Camera.

    ”Nel testo sottoscritto dalla Lega e dal Pdl e’ prevista una serie di reati che per la loro pericolosita’ sociale – ha detto Cota a margine della presentazione delle iniziative della Lega contro la sentenza di Strsburgo sull’esposizione del crocefisso – devono essere sclusi dal cosiddetto processo breve . Lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e la clandestinita’ portano oggettivamente ad una situazione di pericolosita’. Questo e’ oggettivo: c’e’ una corrispondenza oggettiva infatti tra la condizione di clandestino e i dati sulla commisione dei reati”.

    eg/mcc/lv

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