MANOVRA FINANZIARIA INIQUA PER UN PUBBLICO IMPIEGO VESSATO E MORTIFICATO

 

Il D.L. 78 del 31 maggio 2010, che detta le misure urgenti per il reperimento di 24,9 miliardi di euro in tre anni, se non sarà modificato in sede di conversione in legge dai due rami del Parlamento, avrà conseguenze economiche devastanti per gran parte degli italiani a cominciare dai dipendenti  del pubblico impiego. Il blocco totale dei criteri di adeguamento stipendiale e degli avanzamenti di carriera, (riconosciuti ai fini giuridici ma non economici) per la durata di un triennio è un rimedio gravato da troppe controindicazioni che non possono essere ignorate da un esecutivo che non può sperare di ottenere il lasciapassare per un provvedimento che appare a dir poco iniquo e vessatorio, maggiormente nei confronti dei dipendenti pubblici. Tale categoria è divenuta oramai il capro espiatorio delle malefatte degli amministratori dei vari livelli istituzionali che si sono succeduti nel tempo, senza però averne alcuna responsabilità.

La proliferazione di uffici, enti, autorità, garanti, agenzie, commissari e la dilatazione a dismisura delle piante organiche del personale in servizio, spesso finalizzata alla cattura del consenso elettorale e/o al suo mantenimento con la conseguente lievitazione del debito pubblico vengono addebitati ancora una volta sulle spalle di una categoria, da sempre malpagata, disincentivata, demotivata, spesso denigrata e vilipesa a cominciare dall’attuale Ministro della Funzione Pubblica. La manovra infatti oltre a bloccare gli emolumenti stipendiali congela ogni legittima speranza di crescita sociale, economica e professionale dei dipendenti del pubblico impiego di ogni ordine e rango, dall’usciere al dirigente generale, che non ci scordiamo costituiscono una massa considerevole di utenti e consumatori, ma soprattutto di fedeli contribuenti. Bloccare gli stipendi del pubblico impiego per tre anni significa deprimere ulteriormente la capacità di spesa di una vasta platea di consumatori con negativi riflessi per tutta l’economia nazionale, perché nel frattempo non verranno bloccati i prezzi delle merci, del carburante, dell’energia elettrica, del gas, dello smaltimento dei rifiuti, etc. ne verrà diminuito il prelievo fiscale che invece a causa delle minori somme trasferite dallo Stato agli Enti pubblici territoriali, è destinato a crescere sotto forma di addizionali Irpef Regionale e comunale e/o sotto altra forma impositiva.

Le lusinghe elettorali con le quali sono stati circuiti i pubblici dipendenti, (meno tasse, detassazione degli straordinari e del trattamento accessorio) tra i quali ricordiamo le Forze di Polizia e le Forze Armate che anche per questo hanno scelto –  per la maggioranza – di votare un governo di centro-destra, ora hanno lasciato il posto alla dura e triste realtà, ovvero che a pagare il conto sono sempre e solamente i comuni cittadini, nonostante che il modo e le possibilità per evitare tutto questo sia possibile attraverso una drastica ma necessaria potatura della struttura Centrale e Periferica dello Stato nonché degli apparati ad esso collegati.

 

CATONE

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